Le news di CESPAS
  Newsletter 10/2005
15-12-2005
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  in questa newsletter:
 
  Val di Susa, testimonianza di un geologo svela i falsi allarmismi
     
  Colombia, aborto: Corte Suprema respinge primo assalto, pronto il secondo
     
  Perù, Università Cattolica ospita evento che attacca la Chiesa
     
  Previsioni meteo del CNR: te lo dò io il caldo!
     
 
 
  Val di Susa, testimonianza di un geologo svela i falsi allarmismi
   
 

Sulla opportunità o meno di costruire una linea ferroviaria ad alta velocità che attraversi la Val di Susa si possono legittimamente avere opinioni diverse. Ciò che non è accettabile è l’uso sistematico della menzogna per suscitare falsi allarmismi terrorizzando l’opinione pubblica con rischi immaginari. Purtroppo questa è un’arma molto cara ad ambientalisti e no global, con il complice silenzio di non pochi scienziati. Lo dimostra questa lettera-testimonianza che il 5 dicembre scorso il professor Rosalino Sacchi, già ordinario di Geologia presso la Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università degli Studi di Torino, ha inviato al professor Enrico Predazzi, Preside della suddetta facoltà, e al professor Pietro Rossi, Presidente dell'Accademia delle Scienze di Torino. Eccone il testo sul quale ogni commento è superfluo.

Caro Predazzi, caro Rossi,

vi scrivo nella mia veste di coordinatore degli studi geologici svolti negli anni passati in Val di Susa in funzione del progetto Tav, lungo il cosiddetto «segmento internazionale», e cioè quello attualmente contestato a Venaus, comprendente il tunnel transalpino (versante italiano) ed il tunnel di Bussoleno. E sento il dovere di esprimermi, convinto come sono che il problema del Tav è destinato ad avere un'incidenza grandissima sul futuro del Piemonte.

Nel quadro di una generale disinformazione, ci si balocca con falsi problemi: esempio, quei due o tre sondaggi da fare, che qualcuno crede condizionanti per il progetto, mentre non lo sono affatto, come ben sanno gli addetti ai lavori. Nei magazzini delle ferrovie a Bussoleno abbiamo le carote relative a 50.000 metri di sondaggi! Il che significa che la natura del sottosuolo la si conosce benissimo. La protesta della Val di Susa ha motivazioni diverse, tra le quali una umanissima ed oggi fondamentale, che è la paura: paura di un supposto pericolo letale, che ha due nomi, amianto ed uranio. Questa lettera riguarda solo uno dei due, e cioè l'uranio. Non perché io creda nell'altro, ma solo perché il trattamento del detrito amiantifero è un problema di scavo, quindi essenzialmente ingegneristico, sul quale sarebbe auspicabile che altri si pronunciassero. Il mio background è quello di ex-titolare (oggi in pensione) della cattedra di Geologia.

Ma veniamo al rischio-uranio: si tratta di una bufala, ma l'uomo della strada non lo sa, purtroppo. L'uranio (in ppm=parti per milione) è un normale componente del granito di Venaus, come di tutti i graniti. E non ha mai fatto male a nessuno. Il mondo scientifico torinese lo sa benissimo, e si è chiuso in un eloquente silenzio. Che è sempre un silenzio. Certamente, parlare significa affrontare il rancore di qualche frangia arrabbiata. Ma l'uomo di scienza, questo coraggio dovrebbe averlo, se vuole giustificare le sue frequenti, nobili enunciazioni su altri temi. Dopo tutto, oggi si rischia meno che ai tempi di Galileo.

Mi rivolgo a voi perché le prestigiose istituzioni che presiedete sono radicate nella realtà piemontese, oltre ad essere quelle con cui ho, od ho avuto, il più stretto rapporto. «Veritas et Utilitas»! Le istituzioni scientifiche torinesi stanno assumendosi una grossa responsabilità col loro «assordante silenzio». Se avessero parlato forte e chiaro, il problema Val di Susa forse non sarebbe mai nato. Personalmente, non posso fare gran che: verrei subito tacciato di essere foraggiato da LTF. Anche se il lavoro in Val di Susa (da me svolto nell'ambito dell'Università, Dipartimento di Scienze della Terra) non mi ha portato in tasca nemmeno una lira. Mando copia ad altre persone ed Istituzioni, doverosamente.

Molti cordiali saluti, Rosalino Sacchi

 
  Colombia, aborto: Corte Suprema respinge primo assalto, pronto il secondo
   
  E’ già stata presentata una seconda istanza davanti alla Corte Suprema della Colombia per legalizzare l’aborto, dopo che l’8 dicembre la stessa Corte aveva già respinto il primo. Manuel José Cepeda, presidente della Corte Costituzionale colombiana, aveva spiegato la settimana scorsa che la causa presentata dall’avvocato Monica Roa, attivista del gruppo femminista e abortista internazionale Women’s Link Worldwide, non presentava gli standard legali richiesti, per cui la Corte ha deciso di non prendere in esame l’istanza, che chiedeva di abrogare – in nome dei trattati internazionali sottoscritti dalla Colombia - parte delle leggi che probiscono l’aborto sotto ogni forma.

La decisione era stata accolta come una importante vittoria del movimento pro-life e soprattutto della popolazione colombiana, tenendo conto che una petizione a sostegno delle leggi per la vita era stata presentata alla Corte Suprema con oltre due milioni di firme di cittadini. Il fronte abortista internazionale, che sta ponendo forti pressioni su tutti i Paesi dell’America Latina, però non demorde e ha presentato la seconda causa. Il presidente Cepeda ha già annunciato che – se non sussistono problemi formali – la Corte Suprema si pronuncerà senz’altro nel merito della richiesta.
 
  Perù, Università Cattolica ospita evento che attacca la Chiesa
   
 

Sembra incredibile: in un momento in cui in tutta l’America Latina è in corso un attacco alla presenza della Chiesa cattolica da parte delle lobby internazionali che promuovono l’aborto, a Lima il Centro Culturale della Pontificia Università Cattolica del Perù ha ospitato la presentazione di un libro che attacca violentemente la dottina cattolica in fatto di morale sessuale e la cosiddetta ala “conservatrice” della Chiesa, rea di opporsi ai diritti sessuali e riproduttivi.
E’ accaduto il 10 dicembre e il titolo del libro in questione è “Cruces y Sombras” (Croci e Ombre), circa 200 pagine scritte dal giornalista messicano Edgar Gonzalez Ruiz, ben noto per le sue posizioni anticattoliche. Gonzalez Ruiz - che salutò la morte di Giovanni Paolo II come “una speranza per il mondo” e accolse l’elezione di Benedetto XVI come un complotto ordito dall’ultradestra vaticana - nel libro “Cruces y Sombras” si preoccupa di mettere all’indice alcune organizzazioni cattoliche (come Opus Dei e Legionari di Cristo) e pro-life (Focus on the Family e altre), presentandone dei profili tendenziosi e menzogneri. Con lo stesso metodo e con lo scopo vagamente intimidatorio presenta anche le biografie di alcuni vescovi sudamericani e spagnoli (come l’arcivescovo di Burgos Francisco Gil Hellin, entrato nel mirino per il suo passato da segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia).

Gonzalez Ruiz auspica quindi la creazione di una rete informativa sudamericana “a difesa dei diritti sessuali e riproduttivi” che punti sul sistematico discredito di persone e organizzazioni che si battono per la vita e la famiglia. Obiettivo dichiarato è quello di fare terra bruciata intorno a queste persone, secondo il metodo già usato dall’organizzazione Catholics for a Free Choice (che proprio all’inizio di dicembre ha portato in Brasile e Perù un gruppo di parlamentari europei, cfr. Newsletter no.8). La presentazione del libro nella Pontificia Università Cattolica ha visto gli interventi di Sofia Macher, nota esponente negli anni passati della sinistra radicale marxista e riciclatasi recentemente come attivista per i diritti umani (tra cui include l’aborto); e il medico Luis Tàvara, autore del “rapporto tecnico” che ha permesso in Perù la legalizzazione della pillola del giorno dopo.

Chi desiderasse una copia del libro per posta elettronica (è in formato .pdf, necessita di programma Acrobat Reader per leggerlo), può richiederlo scrivendo a cespas@cespas.org.

 
  Previsioni meteo del CNR: te lo dò io il caldo!
   
 

Sito dell’Istituto di biometereologia del CNR, Firenze, 22 settembre 2005: sulla base di un nuovo e sofisticato metodo statistico, i ricercatori dell’Istituto di metereologia forniscono le tendenze metereologiche del periodo ottobre-dicembre, definite attendibili. Dunque: “Le temperature saranno più alte delle medie del periodo in tutta l’area europea (...) La stagione dovrebbe essere più secca (rispetto alla media) in tutta Europa, ad eccezione delle isole britanniche, Francia e Spagna atlantica. In Italia, invece, pioverà di più al sud e su Sardegna e Sicilia, e molto meno nel resto del Paese”. C’è bisogno di dire che le cose stanno andando ben diversamente? Tanto per fare qualche esempio, nel periodo considerato il Tevere ha avuto la piena e in tutto il Centro Italia le precipitazioni sono ben oltre la media stagionale; a Milano è nevicato più volte con gravi disagi e nevicate a bassa quota si sono registrate su tutto l’arco appenninico con autostrade bloccate anche in Liguria. E per fortuna che i ricercatori del CNR raccomandavano di non riporre gli abiti leggeri...

Ma la domanda vera è: se con modelli nuovi e sofisticati si hanno questi risultati sulla previsione a due mesi, come poter credere alle previsioni a 50-100 anni che ci vengono spacciate per certe?