Le news di CESPAS
  Newsletter 09/2005
30-11-2005
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  in questa newsletter:
 
  Il CESPAS a importante Conferenza sul Clima
     
  Ungheria: asilo politico a donne vittime di violenza
     
  La UE “condanna” pro life e contrari a unioni gay
     
 
 
  Il CESPAS a importante Conferenza sul Clima
   
 

Al simposio internazionale “Le montagne testimoni dei cambiamenti globali. Ricerche in Himalaya e Karakorum”, svoltosi a Roma il 16 e 17 novembre, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) in collaborazione con l’Istituto Nazionale della Montagna, ha partecipato come relatore un importante collaboratore del CESPAS, il maggiore Fabio Malaspina, che dirige il Reparto Sperimentazioni di Meteorologia Aeronautica (ReSMA) di Vigna di Valle. Il simposio è stato uno degli appuntamenti scientifici del 2005 più importanti a livello mondiale sullo studio del clima globale e vi ha partecipato il gotha scientifico internazionale, fra cui il Premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen. Il maggiore Malaspina ha svolto una relazione sullo stato delle rilevazioni climatiche.
Ecco un abstract del suo intervento:

“L'interesse per i fenomeni atmosferici nasce con l'Uomo. Furono i greci ad interrompere la lunga tradizione di astro-meteorologia e meteorologia-empirica dell'antichità, per raccogliere in forma organica le conoscenze sull'atmosfera fino allora acquisite ed elevarle alla dignità di filosofia naturale. Ben duemila anni dovettero però trascorrere prima che la meteorologia perdesse il suo carattere qualitativo e divenisse quantitativa. E' proprio nel '600 con l'invenzione in Italia dei principali strumenti di misura che nasce la meteorologia come scienza. Scopo fondamentale di una rete di osservazione è cercare di descrivere, nel modo più completo possibile, i fenomeni naturali e lasciarne traccia nel tempo. L'importanza delle registrazioni aumenta con il trascorrere degli anni entrando a far parte di un  patrimonio di conoscenza unico ed irripetibile utile all'intera umanità per le ricerche scientifiche, le nostre scelte e quelle che dovranno effettuare anche i nostri figli. Specie negli ultimi decenni, una parte di questa  informazione è utilizzata anche per inizializzare e verificare i modelli matematici di previsione. I fenomeni da descrivere possono avere differenti caratteristiche, ad esempio globali o  locali, ed a seconda della loro tipologia deve essere progettata la rete, fissate le specifiche della  strumentazione e le procedure idonee. Per studiare i fenomeni a scala globale è fondamentale effettuare misure per lunghi periodi in località lontano da fonti d'inquinamento umano, per tale scopo sono particolarmente indicate le alte montagne. Proseguendo idealmente il lavoro iniziato nel 1654 dalla prima rete al mondo voluta dal Granduca di Toscana già all'epoca preoccupato dai cambiamenti climatici, il Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare ha una propria rete nazionale che effettua misure speciali ed inoltre partecipa con proprio personale all'attività di rilevamento in Antartide. I problemi riscontrati nella gestione di tali stazioni sono dovuti principalmente a: cambiamento di tecnologia, misura di quantità minime, necessità di personale altamente specializzato, ubicazione remota e spesso disagiata del sito di misura, disomogeneità della rete (strumentazione, calibrazione, metodi di misura, esposizione). Nell'epoca delle telecomunicazioni la parte osservativa è sempre "più lontana" da chi elabora i dati: quest'ultimi spesso possono solo leggere i messaggi codificati o gli archivi numerici senza più conoscere i limiti ed le diverse caratteristiche di strumentazione usata nelle stazioni di rilevamento. Dati di qualità sono quelli che garantiscono nel tempo i requisiti dettati dallo scopo per cui sono stati prodotti. Il sistema climatico è principalmente caratterizzato da unicità e variabilità: non è sufficiente un "controllo di qualità" a posteriori basato su descrizioni statistiche del passato, ma è indispensabile attivare un sistema di "Assicurazione della qualità" che garantisca ed informi gli utenti del presente e del futuro su come è stata effettuata la misura ed i limiti ai quali spingere l'elaborazione. Solo le informazioni "ben definite" trasformano l'incertezza in rischio misurabile e possono incidere nei processi decisionali”.

 
  Ungheria: asilo politico a donne vittime di violenza
   
  Con la decisione dell’Ungheria di concedere lo status di rifugiato a una donna originaria di uno stato del Medio Oriente, in considerazione delle violenze domestiche e dell’esclusione sociale subite per anni e della negligenza delle autorità del suo paese che non hanno fatto nulla per tutelarla, si è compiuto un significativo passo avanti nella promozione dei diritti umani. Azita, la donna in questione, era stata data in sposa a 13 anni a un uomo tre volte più vecchio di lei. Rimasta immediatamente incinta, ha rischiato di morire di parto. I medici le hanno raccomandato di evitare nuove gravidanze prima di compiere 18 anni, ma a quell’età Azita aveva già tre figli e altri tre sono nati subito dopo. A 25 anni era incinta per la settima volta quando suo marito, durante una delle sue frequenti esplosioni di collera, l’ha picchiata con particolare violenza, procurandole un aborto e rendendola sterile, ragione per cui subito dopo l’ha cacciata di casa. Respinta dalla sua stessa famiglia, per anni la giovane donna ha vissuto di stenti ritenendosi fortunata quando poteva dormire al coperto per una o due notti. Finalmente è riuscita a informare della propria situazione alcuni fratelli emigrati in Finlandia. Grazie al loro aiuto e a dei risparmi racimolati a fatica ha pagato un espatrio clandestino. Però le persone che avevano promesso di portarla in Finlandia l’hanno abbandonata in Ungheria. La storia di Azita, salvo l’esito felice, è la stessa di decine di milioni di altre donne. Proprio per questo la decisione dell’Ungheria di accoglierla applicando la Convenzione di Ginevra è rilevante. In base all’articolo 1 della Convenzione lo status di rifugiato va accordato a chiunque "nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato"; e a tutti coloro "che possono far valere, per rifiutare di ritornare nello Stato del loro domicilio precedente, motivi gravi, fondati su persecuzioni anteriori". Budapest si aggiunge quindi, peraltro recependo le recenti disposizioni dell’Unione Europea in materia, al crescente numero dei governi che considerano le violenze domestiche istituzionalizzate una forma di persecuzione che rientra nelle condizioni previste per la concessione dello status di rifugiato così come le mutilazioni genitali femminili, le punizioni inflitte per motivi d’onore, le violenze derivanti dall’istituzione del prezzo della sposa e della dote, i matrimoni imposti e precoci: tutte consuetudini che fanno parte della tradizione di innumerevoli società nell’ambito delle quali sono perciò prescritte e costantemente praticate.

Anna Bono
 
  La UE “condanna” pro life e contrari a unioni gay
   
 

Il vento del “politicamente corretto” spira molto forte a Bruxelles: a metà novembre è finito in una colluttazione il tentativo di impedire al Parlamento Europeo una mostra fotografica intitolata “Vita e bambini in Europa”, organizzata dalla Lega delle Famiglie Polacche (LPR) e da alcuni eurodeputati polacchi. La mostra presentava fotografie con testi che riportavano frasi dei Papi e di Madre Teresa di Calcutta in cui si sostiene che “l’aborto è la maggiore minaccia alla pace mondiale: se a una madre è consentito di uccidere suo figlio chi ci impedirà di ucciderci l’un l’altro?”. Alcuni eurodeputati socialisti hanno cercato di sospendere la mostra con il pretesto che alcune delle foto non erano state autorizzate, circostanza negata dagli organizzatori. E’ finita con un parapiglia e la rimozione forzata della mostra. Successivamente attivisti dell’International Planned Parenthood Federation (IPPF) e dei Catholics For a Free Choice (organizzazione abortista sedicente cattolica) hanno raccolto firme tra gli eurodeputati per un documento di protesta da presentare al presidente del Parlamento Europeo, iniziativa chiaramente intimidatoria nei confronti di chiunque voglia difendere il diritto alla vita nelle sedi istituzionali europee. Un secondo caso riguarda il deferimento all’ufficio di presidenza del Parlamento europeo dell’ex eurodeputato polacco Wojciech Wierzejski, membro della Lega delle Famiglie Polacche (LPR) e tra gli organizzatori lo scorso giugno – quando era ancora eurodeputato – di una “Parata della Normalità” a Varsavia in risposta a una marcia dell’orgoglio gay svoltasi la settimana prima. A Wierzejski, attualmente deputato al Parlamento polacco, si contesta sia l’organizzazione della Parata sia alcuni giudizi negativi da lui dati pubblicamente sulle pretese di uguaglianza delle relazioni omosex. In questo caso è da notare la determinazione con cui – su questi argomenti - l’Europarlamento persegue i deputati per opinioni espresse al di fuori delle sedi istituzionali europee. L’ufficio di presidenza dell’Europarlamento si è già occupato della vicenda lo scorso 4 luglio ma ha ritenuto di procedere impegnando i servizi della Direzione generale a stendere una relazione che viene discussa in questi giorni.