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Diritto all’aborto? All’Europarlamento ci provano |
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“Aborto: farne un diritto per tutte le donne nell’Unione Europea” è il titolo di una Conferenza organizzata lo scorso 18 ottobre al Parlamento europeo dalla Swedish Association for Sexuality Education (RFSU) in collaborazione con 17 europarlamentari. Obiettivo: discutere le strategie per mettere l’aborto al centro dell’agenda europea, malgrado il fatto che tale argomento non sia di competenza dell’Unione ma dei singoli Stati membri. All’incontro partecipavano ovviamente le altre principali organizzazioni abortiste, quali International Planned Parenthood Federation (IPPF), Marie Stopes International, Catholics For a Free Choice (CFFC), European Women’s Lobby. Nel mirino c’erano – come scontato – i Paesi cattolici che, in nome del principio di non discriminazione, sono stati accusati di violare i diritti umani delle donne in quanto proibiscono il diritto all’aborto. Le testimonianze presentate non lasciano dubbi sui Paesi sotto accusa: Polonia, Malta, Irlanda, Slovacchia. Quanto al Portogallo, l’eurodeputata socialista Ana Maria Gomes si è detta convinta che con un referendum da tenere prossimamente, la vittoria dell’aborto sia praticamente cosa fatta.
La strategia delineata dagli organizzatori dell’incontro è quella di insistere sull’aborto come un diritto umano che coinvolge: il diritto alla vita della madre, il diritto alla salute della donna, il diritto alla privacy, il diritto all’integrità fisica. C’è stato quindi il massimo consenso sulla necessità di usare l’espressione “diritti sessuali e riproduttivi” come il mezzo più efficace per introdurre l’aborto nell’agenda europea. L’insistenza sui diritti umani, infatti, permetterebbe alla UE di aggirare l’ostacolo della competenza in materia di aborto e perciò di fare pressione sugli Stati membri, affermando che è discriminatorio proibire pratiche mediche necessarie soltanto alle donne. In questa ottica dovrebbero essere condannate dalla UE anche le legislazioni che permettono l’obiezione di coscienza del personale medico (è stato citato il caso della Slovacchia con un’accusa diretta alla Santa Sede). Altra strada suggerita è quella di promuovere l’educazione sessuale fin dai primi anni di scuola così da formare i giovani all’accettazione dell’aborto come diritto umano.
Infine è stato deciso di preparare una Dichiarazione per cercare le firme di almeno il 50% degli eurodeputati in cui si dà mandato all’Europarlamento di creare una cornice legislativa nella UE per il diritto all’aborto. |
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Vertice delle Americhe, vincono le ideologie |
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Il quarto Cumbre de las Americas, il vertice delle Americhe, svoltosi a Mar del Plata, Argentina, dal 3 al 5 novembre, si è concluso con una spaccatura profonda tra i 34 stati membri per quanto riguarda l’Alca, l’Accordo di libero commercio delle Americhe.
A favore dell’integrazione economica e commerciale, che secondo i promotori è un fattore essenziale nella lotta contro la povertà, sono schierati Stati Uniti, Canada, Messico, Cile e gran parte dei paesi caraibici. Il Venezuela e i quattro paesi del Mercosur, il Mercato comune del sud America, vale a dire Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, avversano invece il progetto. "L’Alca è morta e la seppelliremo qui" è stata l’eloquente affermazione del presidente venezuelano Hugo Chavez.
Più che una divergenza in fatto di ricette per combattere disoccupazione e miseria, il Cumbre ha in realtà evidenziato una radicale contrapposizione ideologica e di campo. Come tanti altri leader di paesi i cui abitanti vivono in povertà nonostante le ricchezze ricavate dallo sfruttamento delle risorse naturali di cui dispongono, Hugo Chavez maschera la propria irresponsabile gestione del potere accusando gli Stati Uniti e l’Occidente di tutti i mali del mondo ed è ormai un acclamato leader no global, come dimostra l’entusiasmo che le sue parole hanno suscitato tra i 5.000 delegati di circa 600 associazioni e organizzazioni non governative riuniti negli stessi giorni a Mar del Plata per lo svolgimento del Cumbre de los Pueblos, il Vertice dei popoli.
Quest’anno prime donne del Cumbre de los Pueblos, alla sua terza edizione, sono stati il premio Nobel per la pace, Adolfo Perez Esquivel, e l’ex calciatore argentino, Diego Maradona, che hanno guidato i principali eventi dell’iniziativa risoltasi in sostanza in una fervida dichiarazione di fede nei confronti di Cuba e del Venezuela, elogiate da Esquivel per la loro "vocazione solidaristica", e in un ennesimo attacco all’amministrazione americana, che lo stesso Esquivel ha accusato di delitti di "lesa umanità”: scontato il "no" all’Alca espresso dal Vertice dei popoli che invece ha aderito con entusiasmo all’Alba, Alternativa Bolivariana para las Américas, proposta da Chavez, il cui merito ovvio e indiscutibile agli occhi no global è il fatto di contrapporsi all’Alca ideata dal "genocida Bush".
Anna Bono |
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“Con il protocollo di Kyoto bolletta più cara del 13%” |
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Se entro il 2010 l'Italia facesse fronte ai propri impegni previsti dal protocollo di Kyoto, dovrebbe prepararsi a "significative ripercussioni economiche", tra le quali una riduzione del 2% del prodotto interno lordo, una crescita del 13% dei prezzi dell'elettricità e una perdita di 200 mila posti di lavoro. È lo scenario disegnato da uno studio dell'International Council for Capital Formation (ICCF), presentato il 7 novembre a Washington e relativo alle ripercussioni di Kyoto su tre Paesi europei: Italia, Spagna e Gran Bretagna.
L'analisi presentata da ICCF prevede che i costi per la riduzione delle emissioni dei gas effetto serra ricada sui consumatori e ne quantifica la portata sia per il 2010, sia nel più lungo periodo (2020), nel caso venisse adottato l'obiettivo di una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050.
Lo scenario del 2010 prevede una crescita media del 26% dei prezzi energetici per i consumatori in Italia, Spagna, Gran Bretagna e Germania (le proiezioni sui dati tedeschi verrano diffuse in un secondo momento). In Italia, oltre all'incremento del 13% dei prezzi dell'elettricità - secondo ICCF – si registrerebbe anche un incremento del 44% nei costi del gas naturale. Il Pil scenderebbe del 2% e avrebbe un'ulteriore discesa, a -2,5%, nel 2020. L'impatto più pesante, secondo lo studio, sarebbe sull'economia spagnola, con un calo del Pil nel 2020 fino al 4% e oltre 700 mila posti di lavoro persi.
Tra le proposte di ICCF, alternative al Protocollo di Kyoto, figurano politiche energetiche che tengano conto del fattore costi-benefici, maggiore libertà dei mercati, incremento alla ricerca, promozione dell'energia nucleare e "vere soluzioni globali come la nuova partnership climatica e per lo sviluppo Asia-Pacifico". |
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Santa Sede: sì all'ambiente, no all'ambientalismo |
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Sì a un genuino interesse per i problemi ambientali, No all’ideologia ambientalista che veicola il neopaganesimo e viola i diritti umani. E’ questo il messaggio uscito dal Convegno su "Etica ambiente" svoltosi il 7 novembre presso l'Università Europea di Roma, in cui è stato presentato un decalogo che esprime l'insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa cattolica in campo ambientale.
Al Convegno organizzato dal Ministero dell'Ambiente, dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in collaborazione con l'Università che ha ospitato l'evento, sono intervenuti il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli. L'incontro è parte di una serie di 18 Convegni per la promozione del premio "Ambiente è Sviluppo".
Il cardinale Martino, che da Osservatore presso l’ONU ha guidato la delegazione della Santa Sede nelle più importanti Conferenze internazionali degli anni ’90 e dell’inizio di questo secolo, ha spiegato da subito che "la questione ambientale è un modo moderno di presentarsi della questione sociale". Dopo aver rigettato l'ecologismo radicale che propone il ricorso all'aborto e alla sterilizzazione di massa nei Paesi poveri per frenare le nascite, il porporato ha sottolineato che il problema ecologico è un problema etico, e che la risposta della Chiesa è quella espressa dal concetto di "ecologia umana" finalizzata alla "costruzione di un umanesimo integrale e solidale per un rispetto della dignità dell'uomo in tutti gli ambiti".
Il ministro Matteoli dal canto suo ha detto di essere totalmente convinto che il punto di vista cattolico in merito al rapporto tra sviluppo e ambiente è quello più avanzato, e di aver fatto della visione antropocentrica la caratteristica del suo Ministero.
E’ toccato quindi a mons. Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, riassumere in un decalogo interpretativo gli insegnamenti contenuti nel capitolo decimo del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa:
1) La Bibbia deve dettare i principi morali fondamentali del disegno di Dio sul rapporto tra uomo e creato;
2) Bisogna sviluppare una coscienza ecologica di responsabilità verso il creato e verso l'umanità;
3) La questione ambientale coinvolge l'intero pianeta, perché è un bene collettivo;
4) Bisogna ribadire il primato dell'etica e dei diritti dell'uomo sulla tecnica;
5) La natura non va considerata come realtà a sé stante, divina e sottratta all'azione umana;
6) I beni della terra sono stati creati da Dio per il bene di tutti. Va sottolineata la destinazione universale dei beni;
7) Il bisogno di collaborare allo sviluppo ordinato delle regione più povere;
8) La collaborazione internazionale, il diritto allo sviluppo, all'ambiente ed alla pace vanno considerati nelle varie legislazioni e devono avere un contenuto giuridico;
9) L'adozione di nuovi stili di vita più sobri;
10) Bisogna fornire una risposta a livello di spiritualità che non sia quella dell'adorazione della natura. |
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La ricetta dell’Unione per l’ambiente: piu’ tasse sulla benzina |
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Per capire il programma di politica ambientale della coalizione dell’Unione basta dare un’occhiata agli emendamenti proposti alla Legge Finanziaria in discussione. Le singole forze politiche avanzano proposte diverse ma tutte convergono su un punto: il prezzo deve essere pagato dagli automobilisti e dai consumatori attraverso l’aumento delle tasse sui carburanti e la “carbon tax”. La Margherita punta a inserire una quota obbligatoria di biocarburanti con cui sostituire diesel e benzina e a incentivare l’uso e l’ammodernamento del trasporto pubblico con un massiccio finanziamento. In che modo? Aumentando le accise sui carburanti e le tasse sugli alcolici.
I Ds si preoccupano invece di proporre finanziamenti per attuare il Protocollo di Kyoto, raddoppiando i fondi previsti dalla Finanziaria (100 milioni di euro); la copertura verrebbe da un aumento di tasse sugli alcolici e sulle giocate al Lotto (le vincite sarebbero ridotte del 15%). Infine i Verdi puntano sul fermo delle grandi opere, sulla limitazione della caccia (porto d’armi proposto a 250 euro), e il ridimensionamento delle missioni di pace all’estero (con fondi da riconvertire nel Fondo per il patrimonio storico e artistico italiano). I verdi inoltre insistono sulla “carbon tax”, ovvero su nuove accise da imporre su olii minerali, carbone, orimulsion.
Tali scelte – che tendono a criminalizzare come al solito automobilisti e cacciatori - portano inevitabilmente a un aumento immediato del costo della vita per i cittadini e alla perdita di competitività del nostro Paese, perché si traducono in maggiori costi e oneri per le imprese. E’ inoltre incomprensibile questo accanimento sugli automobilisti, se si considera che l’inquinamento atmosferico nelle città dipende soltanto per il 20% dal traffico automobilistico. |
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Roma, Master in Scienze Ambientali |
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Fino al 30 novembre ci si può iscrivere al Master universitario di 1° livello in Scienze ambientali che si svolge presso l’Università Europea di Roma (www.unier.it), organizzato dalla stessa università in collaborazione con l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e il ministero dell’Ambiente e del Territorio.
Il Master ha durata anuale e si divide in due semestri, alla fine dei quali è prevista una prova scritta di verifica del profitto. Sono previsti sei moduli: Economia dell’ambiente; Antropologia e teologia; Fisica dell’atmosfera e cambiamenti climatici; Diritto e giurisprudenza amministrativa e ambientale; Scienza e tecnologia dell’ambiente; Filosofia e bioetica.
Nell’insieme l’attività formativa corrisponde a 60 (cfu) crediti complessivi.
Le lezioni possono essere seguite anche in videoconferenza dalle seguenti città: Bologna, Maddaloni, Fermo, Livorno, Olbia, Scauri, Ascoli Piceno.
Per informazioni, visitate il sito dell’Università o scrivete a info@unier.it, tel. 06-66527800. |
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