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Ambiente: per “le iene” la scienza è Mario Tozzi |
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Nel mirino delle “Iene”, la trasmissione satirico-giornalistica di Italia 1, è entrato anche il ciclo di Conferenze “Ambiente è Sviluppo” promosso dal ministero dell’Ambiente, e in particolare la prima di queste dedicata ai cambiamenti climatici. Oggetto dello sberleffo l’invito a Richard S. Lindzen, uno scienziato americano critico delle politiche climatiche, in quanto danno per scontato che siano le attività umane (industriali soprattutto) a provocare i cambiamenti del clima. Cosa che invece scontata non è, anzi. Ebbene, le “Iene” su imbeccata di Mario Tozzi – conduttore di “Gaia” su RaiTre - fanno passare l’idea che Lindzen sia personaggio eccentrico, assolutamente isolato nel mondo scientifico: “E’ uno contro 2500”, dice con un sorriso di compatimento Tozzi ai microfoni delle “Iene”. Dunque il ministero dell’Ambiente si affiderebbe a un “pazzerello” solo per giustificare le critiche al Protocollo di Kyoto.
Il punto è che mentre l’autorevolezza di Tozzi in materia è data dalla sua militanza nella sinistra e nel movimento ecologista – oltre che dalla sua telegenicità -, Lindzen è uno dei principali esperti mondiali di Scienza dell’Atmosfera (insegna al Massachusetts Institute of Techonology). E non è affatto isolato: come Lindzen la pensano migliaia di scienziati in tutto il mondo, che però hanno il difetto di non essere iscritti al WWF o a Greenpeace. |
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La FAO celebra i 60 anni con i suoi datori di lavoro |
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Chi inviterebbe il lupo come relatore alla conferenza per la difesa degli agnelli? Certamente qualche agenzia dell’ONU, visto che per celebrare i 60 anni della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il 17 ottobre scorso a Roma è stata offerta la ribalta a Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe.
Come si può autorizzare a parlare di rimedi contro la fame un leader che ha ridotto in estrema povertà il proprio Paese? L’esproprio delle fiorenti piantagioni zimbabwane realizzato nel 2000 e contrabbandato per riforma agraria ha dimezzato la produzione di mais e diminuito del 70 per cento le esportazioni di tabacco inducendo centinaia di migliaia di persone a cercare scampo all’inedia nei centri urbani. Come se non bastasse, quest’anno, alla fine di maggio, Mugabe ha ordinato la distruzione delle bidonvilles delle principali città del paese, in cui si concentra la popolazione più povera, promettendo in cambio quartieri residenziali ancora da costruire: di fatto ha tolto casa e lavoro a oltre 700.000 persone con ripercussioni negative su quasi 2,5 milioni di zimbabwani, stando alle indagini svolte dalle Nazioni Unite nelle settimane successive.
Forse i vertici della Fao hanno pensato a un gesto di gratitudine, visto che è grazie a gente come Mugabe che c’è bisogno di un’agenzia del genere, oppure è semplicemente la solita scelta ideologica anti-occidentale. Perché non c’è dubbio che i 60 anni della FAO hanno fatto notizia solo per lo show di Mugabe e del suo omologo venezuelano, Hugo Chàvez, che si sono scagliati contro il "colonialismo globale" occidentale. I due sono arrivati a paragonare a Mussolini e a Hitler il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, e il primo ministro britannico, Tony Blair, accusandoli di interferire sulla sorte degli abitanti del mondo intero: "Per quanto piccolo sia il mio Paese – ha affermato Mugabe – non è permesso che siano loro a decidere per la mia gente". Il punto è quanto Mugabe stesso, al potere da 25 anni, abbia diritto a decidere per i propri concittadini: è proprio a causa dei brogli che hanno caratterizzato le più recenti consultazioni elettorali in Zimbabwe che i Paesi dell’Unione Europea hanno proibito a lui e a decine di suoi collaboratori di soggiornare nei propri territori nazionali.
Eppure nemmeno il presidente italiano, Carlo Azeglio Ciampi, ha osato ricordargli i suoi misfatti pur avendo dedicato il proprio intervento alla condanna di chi è responsabile della povertà che attanaglia metà del mondo. "Dipende solo da noi" sconfiggere povertà e fame, ha detto, sicuramente pensando all’Occidente.
Ma come fare a salvare lo Zimbabwe finché resta in mano a Robert Mugabe e finché la Fao a cui ci affidiamo lo ospita e lo acclama? |
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UNFPA/1: contro la poverta’ eliminiamo i poveri |
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Inserire contraccezione e aborto tra gli strumenti per la lotta contro la povertà. L’ultimo Rapporto sullo Stato della Popolazione, presentato dal Fondo ONU per la Popolazione (UNFPA) il 12 ottobre scorso punta proprio sull’eliminazione dei poveri, pur nascondendosi dietro cifre allarmanti sulla mortalità delle donne e le violenze contro di loro. Lo dimostra il fatto che i miliardi di dollari investiti dall’UNFPA in questi decenni hanno inciso marginalmente sulla mortalità materna (lo dimostrano le cifre fornite dalla stessa agenzia), in compenso sono serviti ad allargare a dismisura la pratica degli aborti e delle sterilizzazioni. E questo senza considerare che l’UNFPA è salita più volte sul banco degli accusati per il sostegno a programmi che hanno incentivato la violenza contro le donne. Un caso per tutti è quello della Cina, dove l’UNFPA ha collaborato attivamente – e collabora ancora - alla realizzazione della “politica del figlio unico”, che prevede aborti forzati, punizioni di villaggio, perdita dei diritti sociali e così via, uno scandalo alla base della decisione degli Stati Uniti di ritirare il proprio contributo all’agenzia (confermato all’inizio di ottobre per il quarto anno consecutivo).
Il punto chiave della strategia è l’affermazione universale del concetto di salute riproduttiva, che è anche l’obiettivo vero del Rapporto 2005. In particolare da alcuni anni l’UNFPA sta concentrando i propri sforzi per inserire la “salute riproduttiva” tra gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals), che l’Assemblea straordinaria dell’Onu del 2000 ha stabilito come impegno da raggiungere entro il 2015 per sconfiggere la povertà. Basterebbe leggere il rapporto messo a punto dagli esperti dell’Unfpa pubblicato nel settembre 2003 con il titolo “Achieving the Millennium Development Goals” (Raggiungere gli obiettivi del millennio) in cui si cerca di dimostrare che l’esclusione dell’accesso alla salute riproduttiva dagli obiettivi del Millennio è ciò che impedirà il raggiungimento di quegli stessi obiettivi. Nell’ultimo Summit mondiale del’ONU, svoltosi a metà settembre, l’accesso ai servizi di salute riproduttiva è stato infine inserito nell’ambito della lotta all’Aids (art. 57g) e dell’uguaglianza di genere (art. 58c). Ma l’UNFPA vuole molto di più, anche perché il riconoscimento della “salute riproduttiva” negli Obiettivi del Millennio significa incanalare una buona fetta di fondi internazionali contro la povertà verso i programmi dell’UNFPA. |
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UNFPA/2: prima uccidono le donne, poi lanciano l’allarme |
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Un capitolo dell’ultimo Rapporto sulla Popolazione pubblicato dall’UNFPA è dedicato alle “bambine mancanti” in Asia, dove si stima che siano 60 milioni le femmine che mancano all’appello, a causa della selezione del sesso pre-natale (leggi aborti selettivi) e anche dell’infanticidio. Un problema tragico, sia dal punto di vista dei diritti umani sia dal punto di vista sociale, con squilibri nella struttura della popolazione che già stanno provocando tensioni sociali gravi – e destinate a peggiorare - in Paesi come la Cina e l’India. Ma è incredibile – per non dire scandaloso - che sia l’UNFPA a usare questa tragedia per i suoi scopi: il fenomeno delle “bambine mancanti” è infatti la conseguenza delle violente campagne di controllo delle nascite promosse e abbondantemente finanziate dall’UNFPA, che – non dimentichiamolo – nel corso degli anni ha anche premiato e pubblicamente lodato questi governi per il modo in cui hanno ottenuto la diminuzione dei tassi di fertilità. |
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