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Tornano le news di CESPAS |
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Dopo alcuni mesi di stop dovuto a cause tecniche indipendenti dalla nostra volontà – di cui comunque ci scusiamo - riprende l’attività online del CESPAS e la comunicazione con gli iscritti alla newsletter.
Nel frattempo è stato ridisegnato il sito ufficiale del CESPAS (www.cespas.org) dove è possibile iscriversi alla newsletter, avere notizie sul nostro Centro studi e contattarci per ogni necessità.
In fase di riallestimento anche SVIPOP, la prima agenzia online dedicata esclusivamente ad ambiente, popolazione e sviluppo.
Contiamo di potervi annunciare presto la ripresa di questo notiziario che nei suoi pochi mesi di vita aveva già raccolto un notevole gradimento. |
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Nasce il Portale dell'Ambiente |
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Su iniziativa del Centro di Servizi per il Volontariato del Piemonte (www.vssp.it) e per la realizzazione del CESPAS è nato il Portale dell’Ambiente (www.portaleambiente.org).
Il portale intende porsi a servizio delle associazioni di volontariato che si occupano di ambiente o che nella loro attività devono tenere conto dell'impatto ambientale. Ma il criterio con cui è stato concepito lo rende facilmente usufruibile da chiunque sia interessato all’argomento.
Il portale è infatti suddiviso in aree tematiche – che aumenteranno via via – per ognuna delle quali è prevista una breve presentazione, una collezione dei principali documenti (scaricabili) e una rassegna dei principali articoli sul tema.
A breve saranno consultabili anche una serie di interessanti
rubriche. |
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Blair sancisce la fine del protocollo di Kyoto |
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Fedeli alla nostra origine continueremo a darvi informazioni controcorrente, notizie vere ignorate o censurate dai grandi media, sempre pronti a inchinarsi alla mentalità dominante.
In questi giorni abbiamo registrato un caso clamoroso: il primo ministro britannico Tony Blair, considerato il leader europeo più sensibile ai temi ambientalisti; colui che aveva fatto del Protocollo di Kyoto e delle misure per contenere i cambiamenti climatici una bandiera; colui che avrebbe dovuto far capitolare il recalcitrante George Bush jr; ebbene, Tony Blair ha pubblicamente dichiarato che ha cambiato idea e che, infondo, Bush ha ragione.
Ma il suo discorso è stato nascosto per giorni all’opinione pubblica e, quando infine è stato reso noto da Downing Street, in pochi ne hanno informato i propri lettori, e senza tanto clamore. Eh sì, che l’occasione che aveva scelto per dire queste cose non era una riunione riservata di esperti o amici, è stato addirittura all’assemblea del Clinton Global Initiative, il controvertice internazionale svoltosi negli Usa contemporaneamente al World UN Sumit (14-16 settembre).
Blair ha ammesso che sta cambiando idea sul Protocollo di Kyoto, e che per agire bisogna essere “brutalmente onesti sulla realtà”. “La verità è che nessun Paese taglierà sostanzialmente la sua crescita e i suoi consumi per problemi ambientali a lungo termine”, ha detto Blair, il quale ha poi tolto ogni illusione sulla possibilità di un Kyoto 2, che coinvolga tutti i Paesi in via di sviluppo.
Perciò l’unica strada è quella di incentivare soprattutto le grandi industrie nella ricerca e nell’uso di tecnologie meno inquinanti e nella ricerca dell’efficienza energetica. Esattamente ciò che da anni ripete Bush. Al controvertice erano presenti anche Prodi, Fassino e D’Alema.
Chissà se avranno capito? |
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Le vacche distruggono l'atmosfera |
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E’ un effetto collaterale del Protocollo di Kyoto o, se volete, la prova della follia dei controllori dei cambiamenti climatici.
Nato con lo scopo di frenare lo sviluppo industriale che con i suoi scarichi sarebbe la principale causa dei cambiamenti climatici, oggi si scopre che le vacche fanno molto di peggio. E’ infatti di questi giorni (Agenzia France Press, 29 settembre) la notizia di una ricerca francese su “Agricoltura e riduzione delle emissioni di gas serra” che dimostra come in Francia soltanto i bovini emettano gas serra tre volte superiori alle 14 raffinerie di petrolio presenti nel Paese.
I venti milioni di bovini francesi, infatti, con i loro quattro stomaci emettono rutti (“fermentazioni enteriche”, il termine usato) che liberano nell’atmosfera ogni anno 26 milioni di tonnellate di gas serra, mentre lo stoccaggio delle loro deiezioni – prima di essere usato come concime agricolo – ne libera altre 12 milioni di tonnellate. Pensare che le raffinerie francesi in totale registrano emissioni per 13 milioni di tonnellate.
I gas liberati dai bovini sono metano e protossido di azoto.
La faccenda non è nuova, anche l’Unione Europea nel 2000 aveva pensato a una “tassa sulla vacca” per i Paesi prevalentemente agricoli come l’Irlanda le cui emissioni di gas serra sono costituite al 90% da metano. Poi deve aver prevalso il senso del ridicolo, ma gli esperti (chissà quanto ci costano questi studi) sono al lavoro per trovare soluzioni.
Due anni fa in Nuova Zelanda avevano proposto un cambiamento di dieta che prevedesse anche olio di fegato di merluzzo per favorire la digestione, proposta abbandonata quando ci si è resi conto che le bistecche avrebbero avuto il sapore di pesce.
In ogni caso, suggerisce la France Press, gli ambientalisti dovrebbero aggiornare le loro previsioni su come finirà il mondo: non in fumo, né con un’esplosione, basterà un rutto. |
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